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Irlanda On the Road 10 giorni in macchina in giro per l'Irlanda

di Alessandro
Tempo di lettura: 11 minuti

Partiamo da un presupposto: se non siete mai stati in Irlanda, dove andarci.
Ma ricordate anche una cosa fondamentale, bisogna lasciarsi alle spalle almeno un motivo per tornare.

Per riuscire a vederla tutta, 10 giorni sono il minimo. L’isola non è grande (circa un quarto dell’Italia) ma le strade sono strette, piene di curve, con limiti di velocità bassi. Solo la Wild Atlantic Way è lunga 2500 km, se la si vuole percorrere tutta seguendo la costa. Inoltre, ci sono tantissime cosa da vedere e da scoprire ed è veramente difficile dover scegliere cosa lasciare al prossimo viaggio.

L’Irlanda è una gemma verde abbracciata dal mare. Viaggiare sulle sue strade significa riempirsi gli occhi di paesaggi emozionanti di fronte cui restare a bocca aperta, significa meravigliarsi quando il cielo decide di aprirsi e rivelare i veri colori dell’isola. L’Irlanda è emozione pura. Il cielo grigio regala all’isola un’atmosfera suggestiva che a pochi altri posti al mondo veste così bene. E poi le dona quel verde intenso che la rende famosa e quel colore del mare unico. In fondo, come si possono raccontare i colori? Come si può raccontare quanto è incredibile vedere il verde dei prati irlandesi tuffarsi direttamente nel mare? O cosa significa trovarsi dentro una delle sue tante abbazie diroccate sotto un cielo grigio gonfio di pioggia?

PRIMA DI PARTIRE

VOLO: Raggiungere l’Irlanda è abbastanza semplice, potete trovare voli giornalieri da tantissime città italiane con Aer Lingus o con Ryanair. Per prenotare potete comparare i prezzi su Volagratis o Skyscanner.

AUTO: Potete prenotarla da casa sul sito di Hertz, ma ci sono tante altre compagnie di autonoleggio come Avis ed Europcar. Ricordatevi di stipulare l’assicurazione casco, per evitare che la vacanza diventi un incubo in caso di incidente. Ricordate solo che la guida è dalla parte opposta, ma non vi servirà molto per prenderci la mano.

ALLOGGI: Il modo più economico è prenotare dei Bed & Breakfast. Potete farlo dal sito di B&B Ireland o direttamente sul posto. Vi consiglio questa esperienza ad occhi chiusi perché vi permetterà di stare a stretto contatto con le famiglie irlandesi, di sentirvi a casa e di iniziare la giornata con colazioni a prova di colesterolo. Potete anche scegliere alloggi lontani dai luoghi più turistici per risparmiare, avendo la macchina.

IL CIBO: In Irlanda si trova di tutto e la cucina tipica è buonissima. La colazione irlandese è abbondantissima, utile per saltare il pranzo o sostituirlo con qualcosa di molto veloce e leggero. Nelle zone meno turistiche i ristoranti chiudono presto e vi suggerisco di non andare più tardi delle 19:00/19:30. Quasi tutti i ristoranti o pub tradizionali presentavano scelte vegane o vegetariane. Consigliato assolutamente lo stufato alla Guinness, le zuppe, il salmone e le cozze. I prezzi variano tantissimo e si adattano a tutte le tasche.

COSA VEDERE

Come già detto l’Irlanda non è enorme e con 10 giorni si può vederne gran parte. A seconda delle vostre preferenze, delle vostre passioni potete scegliere cosa vedere, quindi se rimanere più tempo nelle città o girare per le lande verdi e solitarie. Questo itinerario racchiude entrambe le cose.

Giorno 1 e 2: Dublino

Impossibile non iniziare da Dublino. Catapultati in centro incontrerete Molly Malone. Anche se questa è solo una statua, la donna leggendaria che rappresenta è la protagonista della celebre canzone diventata l’inno non ufficiale di Dublino, che affianca l’inno ufficiale irlandese alle partite di rugby e della GAA, la Gaelic Athletic Association.
A pochi minuti da Molly si trova Grafton Street, la via dello shopping dublinese affascinante non solo per la sua vivacità, ma anche per i colorati palazzi georgiani a quattro piani che la delimitano.
Continuando a passeggiare per il centro si arriva a Temple Bar. Centro nevralgico della città, è il quartiere dei pub, degli artisti di strada, il ritrovo dei giovani, la zona che ospita la via più antica di Dublino – Fishamble Street – ma anche la Gallery of Photography, l’Irish Film Institute e l’Irish Rock’n’Roll Museum Experience. Attraversato Temple Bar e raggiunte le sponde del Liffey, ci si trova di fronte l’Ha’Penny Bridge, l’iconico ponte dublinese. Il nome ufficiale in realtà è Liffey Bridge, ma da sempre viene chiamato Half Penny, mezzo penny in italiano, dalla cifra che si doveva pagare per attraversarlo.
Per concludere la giornata, lasciate il centro e raggiungete Phoenix Park, il più grande parco urbano d’Europa, per ammirare dal vivo daini e cerbiatti in libertà (e abbiate sempre rispetto, seguite le regole e non date fastidio agli animali). Oltre ai daini, il Phoenix Park nei suoi 700 ettari ospita anche il Wellington Monument, l’Ashtown Castle, e l’Aras an uachtarain, la residenza del Presidente della Repubblica d’Irlanda.
Il secondo giorno fate una visita al Trinity College e la sua meravigliosa biblioteca. Nel Trinity è esposto il Book of Kells, un manoscritto miniato antichissimo di grande importanza per la sua bellezza, per la sua età (risale all 800 d.C.) e per la sua storia travagliata. Inoltre nella sua biblioteca – tra le più belle al mondo – è esposta anche l’arpa in legno simbolo dell’Irlanda.
Se volete fare un bel giro per le chiese della città, ve ne consiglio quattro: la Cattedrale di San Patrizio – dove si trova il pozzo in cui il santo battezzava i pagani irlandesi, ma anche la tomba di Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver -, la Carmelite Church dove si trova la tomba di San Valentino e la Christ Church Cathedral, fondata dal re vichingo Sitric Silkenbeard. Quest’ultima si trova a Dublinia, un interessantissimo museo che vi consiglio di non perdere, che racconta la storia di Dublino dalle origini vichinghe ad oggi.
Una tappa che proprio non può mancare quando si visita Dublino è la Guinness Storehouse. Un simbolo, una leggenda, una delle cose che ha portato un po’ di Irlanda nel mondo.

Giorno 3: da Dublino a Waterford

Lasciata Dublino si può iniziare ad esplorarne i dintorni. A Sandycove si può visitare la James Joyce Tower&Museum e la Forty Foot Pool. Entrambe hanno una cosa che le accomuna: il primo capitolo dell’Ulysse di Joyce, ambientato proprio qui. La torre ora è un museo (ad ingresso gratuito) dedicato allo scrittore, mentre il tuffo di Buck Mulligan (il protagonista dell’Ulysse) nella Forty Foot Pool – che prende il nome da un reggimento dell’esercito stanziato qui fino al 1904 – ha dato il via alla tradizione dublinese di venire in questa belissima caletta a fare un tuffo, specialmente a Natale (Christmas Day Dip).

Lasciata la periferia dublinese si può esplorare il bellissimo Wicklow Mountains National Park.
Kattegat è in realtà il Guinness Lake – o Lough Tay – così chiamato per il suo colore scuro e la sabbia bianca della sua spiaggia che lo fanno somigliare ad una pinta di Guinness. Il lago lo si può ammirare solo dall’alto, perché si trova dentro una proprietà privata, ma proprio dall’alto da il meglio di sé. Qui nel parco delle Wicklow sono stati girati moltissimi film e serie tv, tanto da essere ribattezzato “la Hollywood d’Irlanda” ed è stata installata perfino la scritta “Wicklow” con gli stessi caratteri usati per quella di Hollywood!
Dal Lough Tay si può percorrere la Military Road fino al Sally Gap, uno dei valichi principali delle Wicklow, circondato da paesaggi spettacolari. Vale la pena percorrere tutti i 40 km della Military Road, per perdersi tra paesaggi brulli, vaste distese ricoperte di ginestre ed erica, colline punteggiate di laghetti e valli di origine glaciale come la Glendalough.
Un’altra attrattiva delle Wicklow è la residenza Powerscourt Estate con i suoi giardini. La proprietà risale a prima del 1300, e anche se la tenuta è quasi tutta privata e chiusa al pubblico, i giardini sono visitabili. Da non perdere i giardini paesaggistici progettati da Daniel Robinson, uno dei giardinieri più celebri nella metà del 1700, ma anche la Pepperpot Tower, una torre costruita sul modello di un macinino da pepe, il cimitero degli animali e la Powerscourt Waterfall, la cascata più alta d’Irlanda (121 metri).

Giorno 4: da Waterford a Cork

Waterford è la città più antica d’Irlanda, fu fondata dai vichinghi che la battezzarono Vedrarfjord (porto ventoso). Le origini vichinghe della città sono ancora evidenti e qui si trova l’unico monumento dedicato ad un vichingo, la Reginald’s Tower, che prende il nome dal re vichingo Reginald. Oggi ospita un piccolo museo che racconta la storia di Waterford in epoca vichinga e nell’Alto Medioevo.

Lasciata Waterford, sulla strada verso Kilkenny si può fare una deviazione verso l’Hook Head Lighthouse, il faro funzionante più antico al mondo. Pare che i primi ad accendere un fuoco in questo punto furono dei monaci che, senza volerlo, illuminarono la strada ai primi invasori vichinghi i quali furono talmente felici di trovare una luce che li guidasse da decidere di lasciare in pace i monaci. Il faro è visitabile all’interno, con visite guidate della durata di circa 30 minuti.
Da lì si può procedere verso Kilkenny, uno dei posti imperdibili d’Irlanda, che incarna alla perfezione l’archetipo d’Irlanda che molti viaggiatori immaginano. La città si è guadagnata diversi soprannomi: città della birra (perché qui viene prodotta la Smithswick’s), Marble City (città del marmo) e città delle Streghe. Sicuramente un breve giro non basta per visitare tutto quello che Kilkenny offre, ma vi consiglio di non perdere la visita al Castello e la sua bellissima Long Gallery, il tour della Smithswick’s Brewery, una visita alla Black Abbey e alla Cattedrale di San Caninzio (che da il nome alla città: Kilkenny in gaelico è Cil Chainnigh, chiesa di San Caninzio).

Ripartendo da Kilkenny in direzione di Cork, una sosta va assolutamente fatta alla Rock of Cashel, uno dei siti storici più spettacolari d’Irlanda. La rocca si trova in cima ad una collina che affaccia sulla campagna del Tipperary, offrendo magnifici scenari. La storia della rocca è molto travagliata: passò dall’essere proprietà dei clan gaelici, alla corona inglese, alla chiesa irlandese e, infine, al governo irlandese, che si sta occupando della sua conservazione e valorizzazione.

Qui San Patrizio battezzava i Re e, secondo la leggenda, fu proprio su questa terra che per la prima volta raccolse un trifoglio per spiegare la Santissima Trinità a Re Munster, facendo diventare così la pianta uno dei simboli dell’Irlanda.

Giorno 5: da Cork a Mizen Head

Cork è la città dei 20 ponti e meriterebbe almeno una giornata intera, ma per un breve giro in una prima visita, le tappe da non perdere sono l’English Market per gustare le tipiche Buttered Eggs, e il centro storico, delimitato da tre vie principali: Oliver Plunket, St. Patrick Street e South Mall, uno splendido reticolo di vicoli medievali tra i quali visitare anche il caratteristico quartiere francese e la St. Finbarr’s Cathedral, la cattedrale in stile neogotico che porta il nome del patrono della città.

Proseguendo verso ovest, una sosta da fare è a Cobh. È il secondo porto naturale più grande al mondo ed è proprio qui che il Titanic ha visto il suo ultimo scalo (all’epoca la città si chiamava Queenstown), prima di salpare per gli Stati Uniti, dove non sarebbe arrivato mai. Oggi nella vecchia sede della biglietteria della White Star Line, dove 123 persone comprarono il biglietto che le avrebbe portate ad affrontare quel terribile viaggio, si trova la Titanic Experience, una vera e propria esperienza che porta a rivivere la vita a bordo del Titanic fino alla notte fatale.

Ad appena mezz’ora da Cobh si trova il Blarney Castle, un castello diventato una delle mete turistiche più popolari d’Irlanda grazie alla leggenda secondo cui baciare la sua pietra regala il dono dell’eloquenza. Riuscire a baciare la pietra è una piccola avventura: lunga fila alla biglietteria, l’interessante visita al castello, la risalita di una stretta scala a chiocciola e infine bisogna sporgersi a testa in giù per poter baciare la pietra.

Infine si raggiunge Mizen Head, l’inizio della Wild Atlantic Way. Non è altro che una stazione di segnalazione, ma il panorama intorno la rendere incredibile. La stazione si trova su un’isoletta, collegata da un ponte lungo 45 metri a picco sulle scogliere frastagliate, battute dalle fragorose onde dell’Atlantico. Anche gli scenari selvaggi che portano a Mizen Head valgono il viaggio. E poi è proprio qui che inizia la Wild Atlantic Way, la strada segnalata più lunga al mondo.

Giorno 6: Ring of Kerry

Il Ring of Kerry è  un itinerario ad anello di incontaminati paesaggi lungo circa 170 km, che inizia e finisce a Killarney.
La prima tappa è il Moll’s Gap, uno dei percorsi panoramici d’Irlanda più deliziosi. Da lì si procede verso Killorglin, per andare a portare i saluti a Re Puck, il re caprone. Da millenni qui ogni anno si elegge re un caprone – Puck appunto – una tradizione talmente antica e radicata, talmente importante che al “re” è stata dedicata perfino una statua.
Tappa successiva è Cahersiveen, dove si può visitare l’unica chiesa d’Irlanda dedicata ad un laico, la Daniel O’Connell Church. Daniel O’Connell, nato proprio a Cahersiveen, fu una figura importantissima per l’Irlanda, che si battè in modo non violento per i diritti dei cattolici irlandesi e contro l’unione con la Gran Bretagna. Per accarezzare l’oceano si può andare a Waterville. Qui, al Butler Arms Hotel soggiornò Charlie Chaplin e ora c’è una statua a lui dedicata sul lungomare, ed ogni anno la città ospita il Charlie Chaplin Comedy Film Festival.
La penultima tappa del Ring of Kerry è Darrynane. La sua baia è uno degli scorci più affascinanti d’Irlanda, perché spunta fuori all’improvviso, dietro ad una collinetta verde di erba alta. Si cammina nei sentierini sull’erba, risalendo la piccola collina per ritrovarsi davanti, una volta arrivati in cima, la spiaggia con la sua sabbia chiara.
Infine Kenmare, la colorata cittadina al centro dell’omonimo fiordo considerata il gioiello del Ring of Kerry. Qui troverete le tradizionali casette colorate, tantissimi pub e negozi, l’antica tradizione dei pizzi risalente alla Grande Carestia.

Giorno 7 e 8: Cliffs of Moher, Galway e le Isole Aran

La visita alle Cliffs of Moher è una tappa obbligatoria da fare in Irlanda. Le scogliere, di scura pietra calcarea, si innalzano dall’oceano per 214 metri, sono lunghe 8 chilometri e il loro nome in Irlandese significa “Scogliere della Rovina” e viene dal Fortino di Mothar, che fu distrutto durante le guerre napoleoniche. Si possono percorrere diversi sentieri – lunghi dai 600 metri agli 8 chilometri – sulle scogliere, tra cui il Worm Trail che conserva tracce di passaggi di animali risalenti a 320 milioni di anni fa. Dal Visitor Centre, il percorso si snoda in due percorsi: il primo, più lungo, porta verso Hag’s Head, mentre l’altro verso la O’Brien Towers, la torre costruita nel 1835 per regalare ai turisti un punto di vista privilegiato sulle scogliere.

La giornata si conclude a Galway, la città bohémien d’Irlanda, famosa per il suo panorama d’intrattenimento.
 Un giro per il colorato quartiere latino (Quay Street) ricco di negozi, birrerie, ristoranti, musica e artisti di strada; poi si può fare un salto nella Galway medievale visitando Eyre Square, dove si tenevano le giostre medievali e il mercato, e la Collegiate Church of St. Nicholas, la chiesa medievale più grande d’Irlanda, dove pregò anche Cristoforo Colombo nel 1477.

Da Doolin (vicino le Cliffs of Moher) è possibile prendere i traghetti verso le Isole Aran (i traghetti partono almeno una volta al giorno in inverno, e più volte durante l’estate).
Inishmore, Inishmaan e Inisheer, le tre Isole Aran, si sono formate da una piattaforma calcarea staccatasi sott’acqua dal Burren ed emersa dall’Atlantico all’entrata della Galway Bay. Si tramanda che gli imponenti forti in pietra sulle Aran Islands furono costruiti da una leggendaria tribù celtica, i Firbolgs, provenienti dall’Europa. Usi e costumi sono rimasti quelli di un tempo: sono state mantenute vive e attuali le antiche tradizioni e la lingua gaelica, fino a pochi anni fa gli abiti venivano ancora tessuti in casa e le scarpe fatte a mano. Per trasformare il terreno roccioso e sterile in aree coltivabili, gli isolani hanno raccolto sabbia e fuco (un tipo di alga) e li hanno disposti a strati su piccoli appezzamenti irregolari, recintati da muri a secco. All’agricoltura si affiancano le attività legate al mare, per le quali gli abitanti si servono di imbarcazioni leggere costruite con fasciami di legno e coperte da una tela incatramata, chiamate curraghs.

Giorno 9: Connemara

Il Connemara incanta per la sua bellezza selvaggia. Siamo ancora lungo la Wild Atlantic Way e il significato irlandese del nome Conamara, insenature nel mare, descrive bene questo suggestivo tratto d’Irlanda.
L’itinerario inizia da Coral Strand, una spiaggia a cui si arriva tramite una stradina stretta e sconnessa. Una spiaggia dal colore rosso, dovuto al fatto che è formata da milioni di frammenti di corallo (da questo il nome) e conchiglie che cambiano colore a seconda della luce.

Lungo le strade del Connemara sembra di essere fuori dal tempo: paesaggi unici, uomini a cavallo, cavalli che passeggiano sulle rive del mare, pascoli, villaggi di una manciata di case.
Si prosegue per i piccoli villaggi di pescatori affacciati sul mare di Carna e Roundstone, per finire sulla Dogs Bay, un’incredibile spiaggia di sabbia bianca – colore dovuto ai frammenti di conchiglie che l’hanno formata – e acqua turchese nascosta dalle dune verdi.

L’ultima tappa è la Kylemore Abbey, la scenografica abbazia a picco sul Pollacapall Lough, voluta da un ricco uomo d’affari inglese che si innamorò del Connemara dopo esserci stato in luna di miele. Furono le suore benedettine di Ypres, fuggite dal Belgio durante la Prima Guerra Mondiale, a trasformare il palazzo in un’abbazia. Oggi ospita un collegio femminile e solo poche sale degli interni sono visitabili, insieme ai giardini. Vale la pena arrivarci per vederla esternamente, il colpo d’occhio che regala è fantastico.

Giorno 10: da Sligo a Malin Head

In circa due ore e mezzo dal Connemara si arriva a Sligo, la città natale di W. B. Yeats che definì l’omonima contea “la terra dei desideri del cuore”. Spesso lasciata da parte dai turisti, è una città che merita di essere presa in considerazione. La Sligo Abbey conserva l’unico altare scolpito sopravvissuto alla Riforma Protestante e il love knot, un nodo in pietra che rappresenta il legame tra amore divino e amore terreno. Dicono che toccarlo porti fortuna, soprattutto agli innamorati. La presenza di Yeats nella città è forte, dallo Yeats Memorial Building che ospita manoscritti originali, alla statua realizzata con vetri rotti su cui sono incise le parole delle sue opere.

Lasciata Sligo si raggiunge Donegal Town, che a dispetto del nome non è il capoluogo della contea. Cittadina piccola e fondata dai vichinghi, serve più da base per esplorare i dintorni. La città si sviluppa intorno alla Diamond Square, la piazza a forma di diamante dove si trova anche il Diamond Obelisk, l’obelisco che commemora l’impresa dei quattro frati francescani che temendo la cultura celtica potesse venir spazzata via dall’arrivo degli inglesi, trascrissero tutta la storia e la mitologia locali a partire da quattro anni prima del diluvio universale fino al 1618 d.C..

Malin Head è il punto più settentrionale d’Irlanda, il punto finale della Wild Atlantic Way e nostra ultima tappa.

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3 commenti

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